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«ora io non ho fatto alcun errore»

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E’ di questi giorni il caso potenziale di una ricaduta per doping del marciatore Italiano (chissà perché i giornali lo etichettano costantemente Alto-atesino, quasi a farne prendere le distanze dall’Italia) Alex Schwazer, dopo il roboante clamore suscitato dalla sua positività per doping poco prima dei giochi Olimpici di Londra 2012.

Faccio qui un’analisi linguistica di ciò che Schwazer disse nel 2012, e successivamente di cosa ha dichiarato proprio ieri. Poi, ne traggo delle conclusioni. Ripeto: linguistica, mi concentro solo sulla sua linguistica. Del marciatore e della sua presunta o meno innocenza, mi interessa nulla.

Nel 2012, disse: «So di aver sbagliato, la mia carriera è finita. Meglio che non mi chieda come sto, ho sbagliato… Volevo essere più forte per questa Olimpiade, ho sbagliato». «Ho fatto tutto da solo e di testa mia e dunque mi assumo tutte le responsabilità per quello che è successo». Poi, la conclusione: «La mia vita nell’atletica è finita oggi».
Dichiarazione limpida, inequivocabile, di ammissione di colpevolezza e totale assunzione di responsabilità. Poi, nella parte finale, una dichiarazione di fine carriera.

Bene, detto che sulla coerenza tra la dichiarazione ed i fatti è meglio stendere un velo pietoso – è stato allenato da Donati a partire dal 2015 per potersi presentare alla fine della squalifica per doping alla marcia di Roma, vinta con il tempo di 3h39 e poter accedere alle olimpiadi 2016 – andiamo a leggere cosa succede in questi giorni.

Ad un esame effettuato ad inizio Gennaio 2016 risulta negativo, ma lo stesso esame ripetuto sullo stesso (presunto) campione circa 3 mesi dopo, attesta una positività. L’atleta si presenta nuovamente davanti a taccuini e microfoni il 21 Giugno, giorno della diffusione della notizia e dichiara (frase riportata in modo identico da più media): «Come 4 anni fa sono qua a mettere la faccia. Oggi, però, non ci saranno scuse: allora ho sbagliato, ora io non ho fatto alcun errore».

In particolare, «non ho fatto alcun errore» a me pare molto diversa da «sono innocente» oppure «non ho assunto alcuna sostanza illecita».
«Non ho fatto alcun errore» può sottintendere che «sono stato attento a non farmi beccare».

Lo ripeto per buona comprensione di tutti: mi interessa nulla che sia colpevole o innocente, mi soffermo sulla linguistica e su come una persona dice le cose, e cosa dice. Se voleva farci sapere che è innocente, avrebbe potuto usare altre parole.

E la mia opinione in merito è: l’intenzione è disallineata alla comunicazione. Perché farsi capire, conta.

 

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