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COME MAI I MIGLIORI SE NE VANNO?

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Una delle cose meno facili da capire nel business, è quando un’azienda vede persone valide licenziarsi.
Tipicamente, questi avvenimenti vengono “comunicati” con una serie di “balle” infinite.

Nuovi stimoli, nuova vita, non era poi così fondamentale, ha deciso così, …

In tutte (o quasi) le “comunicazioni” udite in quasi 20 anni di lavoro, le ho sentite tutte.
Tranne la verità.

Le persone non abbandonano la loro Azienda.
Le persone decidono di lasciare i loro MANAGER, il loro “capo” (bbbrrrr che parolaccia).
Le persone, nella stragrande maggioranza dei casi, sono contente dei colleghi e del lavoro.

Perché quindi, una scelta così netta, così importante, così decisa?
Le motivazioni che ho analizzato sono diverse, e le classifico in tre principali gruppi:

1. CURA DEL PERSONALE

  • manca la riconoscenza del lavoro svolto che non viene premiato. Le giustificazioni sono tendenzialmente rivolte a diversi investimenti. Però a guardare bene, quegli investimenti il più delle volte sono effimeri e non producono risultati. Come investire meglio, quindi?
  • non vengono onorati gli impegni presi, anche verbalmente; spesso per le persone il più ancestrale degli accordi, la stretta di mano, è un impegno da onorare; spesso i “boss” stringono la mano, dicono parole, e poi fanno altro – o, peggio ancora, si dimenticano.
  • manca la cura dei dipendenti, evitando il rapporto personale: cosa funziona, cosa no, cosa è migliorabile? E un HR manager è una figura FONDAMENTALE, è poco utile usare i reparti di amm.ne delle aziende per sopperire alle funzioni di un Professionista nel trattamento delle persone – a patto che lo sia.

2. IL LAVORO DA FARE

  • troppo. E’ statisticamente provato che portare avanti da 3 attività contemporaneamente fa decadere le performance del 30%, fino al 60% con più di 5 attività contemporanee. E’ il cervello che funziona così. Punto. Inoltre, capitano i picchi, ma lavorare in costante overloading è deleterio per l’usura del personale. Che poi si ammala, e produce inefficienza a catena.
  • il lavoro meglio eseguito è quello che segue la passione delle persone. E’ così e null’altro va detto.
  • le abilità personali. O si capiscono, o il risultato sarà quello che è. Chiedere ad un pesce di arrampicarsi su un’albero è quantomeno bizzarro.

3. LE SCELTE AZIENDALI

  • portare in Azienda nuove persone, e riporre su di loro totale fiducia gestionale o di opinione senza che queste conoscano le relazioni, le persone già in azienda, è pericoloso. Succede spesso: arriva il “salvatore della patria” che poi, come una meteora, svanisce. E i danni sono fatti. A chi non è capitato?
  • premiare le persone, vuol dire riconoscere il lavoro che hanno fatto. Anche se qualcuno risulta antipatico, a pelle, è ciò che porta e la qualità che ci mette che va premiata. E poi chiediti: a chi è antipatico? A te, o anche agli altri colleghi? Solitamente l’osservazione ti stupirà.
  • stimolazione intellettuale. Le sfide vanno condivise, concordate, rese sfidanti da entrambe le parti. Numeri o KPI (Key Performance Indexes, o indici di performance) piovuti dall’alto sono imposizioni che sfiduciano le persone. Concordare gli obiettivi ha una duplice valenza: è uno specchio per chi vorrebbe raggiungere certi risultati, è uno stimolo per chi pensa di poter fare il compitino da 6 stiracchiato.

Per concludere, le persone che lavorano con te vanno invogliate a continuare a farlo.
Un passo alla volta, un mattoncino alla volta, una soddisfazione alla volta.
Crescere come Azienda intesa come comunità di persone che hanno una visione, degli obiettivi, una missione.

Per questo esistono persone che hanno studiato per portare questi vantaggi.
Riconoscerle, e chiedere aiuto, non è una dichiarazione di incapacità, ma un atto di coraggio.

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