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ANCHE TU SEI UN IMPRENDITORE. O NO?

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tempo di lettura: finché ti entra in testa.

Inevitabilmente quando si parla di business, la mente immagina un’azienda, dei prodotti, dei Clienti che comprano, e denaro che fluisce dai Clienti verso l’Azienda.

Popolarmente, chi ha un negozio cerca di stabilirsi in una zona di passaggio – più passaggio, più clienti; chi ha un’impresa – una PMI – si sforza di trovare clienti con telefonate e agenti dispiegati nel territorio; un professionista pensa che avere un titolo e aprire una P.Iva sia sufficiente a garantirgli clienti.

La verità è che in tutti i casi, spesso, l’imprenditore cerca di fuggire il lavoro dipendente creandosi un proprio posto di lavoro “fisso” e senza fare l’imprenditore.

Perché affermo questo?

  1. I dati mostrano che in Italia, le ricerche sui metodi e la formazione per conquistare pubblico sono circa 380 al mese sui più noti motori di ricerca
  2. Le P.Iva in Italia che comprendono le tipologie indicate, sono circa 4 milioni (1 ogni 15 abitanti)
  3. il rate di incremento di P.Iva è di 20.000 al mese (circa 250-300.000 l’anno)

ne consegue che circa 1 P.Iva su 10.000 cerca modi di incrementare il proprio pubblico, nei numeri più ottimistici possibili, e 1 su 20.000 considerando le ripetizioni e gli scarti statistici. Con numeri di questo tipo, va da sé che l’economia in italia tira ancora da sola, checché se ne dica: ovvero, le abitudini delle persone portano gli “imprenditori” a vivacchiare nonostante tutto (il governo, il fisco, la crisi, ecc. … le hai già sentite come scuse?), e l’”imprenditore” fa poco o nulla per migliorare e garantire futuro alla propria azienda.

Nel confronto con gli USA, giusto per dare paragoni con chi è più “aggressivo”, i numeri sono impietosi:

  1. In USA le ricerche sui metodi per conquistare pubblico sono circa 11.000 al mese (solo in lingua inglese)
  2. gli abitanti USA sono circa 300.000.000, ovvero circa 5 volte gli italiani
  3. le proporzioni sulle P.Iva sono simili, ovvero il 6.5% circa sulla popolazione

ciò vuol dire che 1 P.Iva su 1.500 cerca modi per favorire l’accrescimento di pubblico; se consideriamo che gli USA sono un paese a prevalenza di lingua Inglese, ma anche Spagnola, credo di avvicinarmi molto quando affermo che in USA il rapporto è 1/1.000

Ovvero, in USA sono (almeno) 20 volte più propensi a trovare Clienti e ad investire su tutto ciò che è propedeutico ad ottenere questo obiettivo. Interessante, vero?

Qui, mi gioco il jolly. La mentalità Americana.

In USA, la mentalità è diversa e riflette questi dati a partire dallo sport.
Quando in Italia:

  • se stai vincendo 4-0 una partita di pallone, ti fermi “per non umiliare” l’avversario
  • se perdi per 1 punto (vedi la recente sconfitta delle ragazze del basket) la colpa è di un fallo balordo fischiato dall’”arbitro protagonista”
  • il pubblico più che incitare la propria squadra, tende ad offendere squadre e tifoserie avversarie

in USA:

  • la partita finisce allo scadere, e fino allo scadere devi garantire il massimo impegno, anche a finire 10-1
  • se perdi per un punto, non è la decisione dell’arbitro ma il tiro sbagliato in precedenza o le scelte fatte a non aver condotto alla vittoria
  • si incita la propria squadra, sempre, nella sconfitta come nella vittoria

suona un po’ diverso, non trovi? E questa mentalità sportiva, si trova anche nella pubblicità, nella comunicazione, nelle strategie e nella libertà di espressione. Nel fare impresa. E nell’avere una mentalità imprenditoriale.

In Italia, sempre per mentalità (guarda caso …) la pubblicità comparativa è proibita, e non si possono citare altri brand nella propria: perché? Ciò mi lascia il retrogusto amaro; cioè, se io produco un detersivo che lava meglio del tuo, non posso dirlo? Se faccio un’auto più veloce non posso citarlo? Se costruisco il computer più sottile, mi è proibito dire cose che, ogni persona, può facilmente scoprire da sé?

Ecco, mi pare che in Italia ci sia un po’ la comodità del “fai azienda, ma non disturbare le altre, perché è maleducato”. Del ficca la testa sotto la sabbia. E tutto torna col concetto dei clienti: non cercare di attrarre clienti, perché portarli via ad altre Aziende è il male, il diavolo e finirai all’inferno: non s’ha da fare (come disse il Bravo a Don Abbondio).

Ecco quindi che l’attività non cresce. Stallo. Apri la pizzeria non per creare altre pizzerie o per ampliare il business, ma perché TI BASTA COSÌ. Hai un figlio? Ne apri 2 o gli trovi un posto nella tua. Hai 2 figli, o la nipote/cugina/parente/amicizia? Ne apri altre o trovi altrettante posizioni. E qui ti fermi.
Non produci per garantire lavoro ad altri, non produci per lasciare l’impronta migliore di te su questo mondo.
No, nulla di tutto questo, perché

“produci” per costruirti il posto fisso.

Infatti, c’è più gente che si fa licenziare per ottenere lo stipendio di disoccupazione, c’è gente che si mette in malattia per un brufolo, c’è gente che “è tutto una merda” oppure “c’è la crisi” e non fa un caz*o per cambiare. E dico gente, perché questa è gente.

Poi, ci sono Persone, con la P, che fanno i dipendenti ed Imprenditori, illuminati, che si contano sulle dita di una mano, che spingono al massimo per ottenere sempre di più, perché la mentalità è: so che posso, quindi faccio.

E torniamo alla mentalità Americana, che non è semplicemente mentalità, è cultura. Il massimo impegno, sempre. Sennò posso stare a casa a fare il barbecue e ingrassare la panza.

E io, mi auguro di poter collaborare sempre di più con queste Persone dalla mentalità imprenditoriale. La strada intrapresa è buona.

Persone che si fanno aiutare, che usano il feedback come la più potente delle risorse, che abbracciano i loro dipendenti perché dai collaboratori viene la forza che li muove, e per averne sempre più di qualità si adoperano ogni santo giorno.

Perché io posso anche non fare l’imprenditore; ma ho la mentalità imprenditoriale. E chi ce l’ha può essere imprenditore, mentre il viceversa non è possibile. Chi non ce l’ha, è gente che si è fatta il posto fisso perché incapace di vivere una comunità produttiva.

E ricorda: con la mentalità imprenditoriale non ci nasci, la costruisci.

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