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Perché hai creato un’Azienda?

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Quando si parla con alcuni tra i migliori professionisti nelle risorse umane e dello sviluppo aziendale, emerge un dato sconcertante ai più: la mancanza delle capacità di creare un team da parte dei supposti manager. E il dato incontrovertibile attesta che il 87% delle persone che lasciano le aziende, mettono tra le motivazioni “non mi sentivo parte di un team, non avevamo uno scopo comune, mancava una mission”.

La domanda che nasce spontanea, quindi, è: perché hai creato una azienda? E la risposta altrettanto spontanea che mi aspetterei è qualcosa come:

Per metterci dentro persone che facciano bene il proprio lavoro e ne rappresentino l’eccellenza, e che collaborino in modo efficace per garantire i risultati utili ad essi stessi, e quindi all’azienda.

Altre risposte sono superflue: certo che crei una azienda per realizzare il tuo prodotto e venderlo, o il tuo servizio e venderlo, e conseguentemente guadagnare. Certo che crei la tua azienda per degli ideali. Proprio per questo, condividerai con me che una qualsiasi azienda è fatta di persone, e che tali persone devono collaborare in modo integrato per risultare efficaci a tutti i livelli.

Quindi, le persone dentro una azienda devono:

  1. Comprendere ed uniformarsi alle strategie aziendali
  2. Aiutarsi reciprocamente
  3. Impegnarsi e motivarsi per il ruolo che hanno e l’attività da svolgere

In una parola, TEAMWORK.

Tuttavia, talvolta il lavoro individuale è migliore di quello di team, ad esempio quando un team evidenzia il fenomeno dello “scaricabarile”, o dei “non è colpa mia/nostra se …”. In tal caso, la carenza di leadership, di obiettivi chiari, di mission e vision condivise, sono alla base di tali fenomeni. Li hai vissuti anche tu, vero?

Altre volte, si pensa che allenarsi all’eccellenza sia responsabilità del solo “leader” del team. Questo però è un atteggiamento passivo che fa male all’intero team. È vero che il leader è il primo esempio, come è vero che lamentarsi senza fare, adducendo le solite motivazioni “se non lo fa lui che è pagato per questo, perché dovrei farlo io?” comporta un declino del lavoro collaborativo, perciò dei risultati aziendali, e del proprio stipendio. E nessuno vuole ciò, dico bene?

Infine, spesso si pensa che fare bene il proprio lavoro sia condizione necessaria e sufficiente per garantire risultati. Così, il padrone comanda, il manager fa eseguire, e l’operativo fa, secondo una catena di ordine-esecuzione che ha risvolti prevalentemente negativi: il miglioramento sostenibile nello svolgimento di molti compiti è risultato della gestione efficace di:

  1. Svolgimento del compito
  2. Gestire l’apprendimento
  3. Gestire i comportamenti intra/extra –team

e saper coordinare e gestire questi tre elementi è fondamentale per operare con successo nel lungo termine.

Pertanto, ai lavoratori di una azienda, dico: basta lamentìi, fate e producete quando le condizioni al contorno (apprendimento, condizioni di lavoro, soddisfazione personale, stipendio, ecc.) vi vanno bene e sono affini al vostro essere; viceversa, trovate qualcosa che vi piaccia fare, soddisfi in pieno voi stessi, e fatelo. Anche in un’altra azienda.

Invece, ai leader e manager di un’azienda dico: esattamente al pari dei lavoratori, fate ciò per cui dovete gestire un’azienda, e se non vi va, cambiate. In più, avete una responsabilità aggiuntiva: fare in modo che l’azienda produca, al meglio delle sue possibilità, per emergere nel mercato competitivo di oggi.

I vostri clienti comprano le persone che lavorano per voi, il valore aggiunto dei vostri prodotti, e tutto l’ecosistema che ci gira intorno. Per i loro, unici interessi. E non può essere altrimenti.

Un solo tassello fuori posto inizia a perturbare la filiera, e a consumare energiee, tempo, denaro nel nulla.

Esistono un sacco di strumenti per fare in modo di creare valore aggiunto, di crescere globalmente, di imparare dalla propria esperienza e raggiungere risultati di eccellenza. Tutto parte dall’identificare una mission, una vision, dall’essere coinvolgenti, dal fare prima di parlare e dal fare senza aver promesso.

Ora, sono abbastanza certo che ognuno di voi dirà qualcosa che assomiglia a: “oh, beh, certo, infatti io sono il miglior super-mega-top-manager che la mia azienda potesse avere, ho fatto tutto quello che dici, e i risultati che ottengo lo confermano”.

Bene, caro il mio super-mega-top-manager, ora ti lascio con una domanda, per la quale voglio una risposta certa, misurabile sui dati e non sugli smottamenti intestinali che hai: come sai che i risultati che stai/state ottenendo, sono i migliori risultati che puoi/potete ottenere?

Scrivimi nei commenti la tua risposta. Le leggerò tutte con molta curiosità.
A presto sentirci,
Enrico

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