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Sei felice perché hai successo o hai successo perché sei felice?

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È un po’ come chiedersi se sia nato prima l’uovo o la gallina, ma la domanda, letta su qualche pagina vagando in Internet, mi ha fatto fare una riflessione più profonda che voglio condividere con voi.

Il flagello del “pensiero positivo”

Diciamocelo: quando qualcuno parla di pensiero positivo a volte ci viene l’orticaria: come fai a parlare di pensiero positivo se la mia vita ha alcune particolari situazioni di non banale soluzione, da meritare la quasi totalità del mio tempo?

E qui, il concetto di pensiero positivo inizia a sciogliersi come un gelato al sole.

Ma cosa si intende davvero per “pensiero positivo”? Vediamo di capirlo con un esempio, per capire i benefici di un corretto pensiero positivo e di cosa significhi nel profondo.

L’orso nel bosco

Immagina di camminare in un bel bosco delle nostre Dolomiti, quando improvvisamente un orso bruno esce da dietro gli alberi e ti si piazza davanti. La prima cosa che ti viene in mente non è certo “è diverso da quello sulle confezioni dell’ammorbidente” né “adesso gli faccio una carezza al paffutello”. Semplicemente, il primo istinto è di avere paura e di sentire il bisogno di correre via oppure di immobilizzarti come gli opossum dell’Era Glaciale.

Qualsiasi cosa succeda, i tuoi pensieri si fermano. Esisti tu, e il pericolo che hai davanti.

La paura, limita le tue possibilità di scelta

L’innesco della paura

La paura aumenta lo stress. Con lo stress, aumenta la produzione di cortisolo , proprio perché la produzione di cortisolo, in genere, aumenta a seguito di situazioni di forte stress, fisico e mentale, al fine di incrementare la quantità di energia necessaria al nostro corpo.

Gli elementi che vengono rilasciati nell’organismo, a seguito di un eccesso di cortisolo, dovrebbero essere smaltiti attraverso un’attività fisica costante.

La reazione di attacco o fuga chiamata anche “reazione da stress acuta” è stata descritta da Walter Cannon nel 1920. Secondo questa teoria, gli animali compreso l’uomo, reagiscono alle minacce con una scarica generale del sistema nervoso simpatico. La risposta è stata successivamente riconosciuta come la prima tappa di una sindrome generale di adattamento allo stress e pertanto come l’individuo risponde ad esso.

La “reazione attacco o fuga” è la primitiva risposta che prepara il corpo a “combattere” o alla “fuga” a seconda dell’attacco percepito. Un danno o una minaccia per la nostra sopravvivenza e il nostro corpo si attiva in automatico, in maniera innata.

È qualcosa di “progettato” per proteggerci dai danni fisici. Questa risposta in realtà corrisponde ad una zona del nostro cervello chiamata ipotalamo, che, quando stimolato, inizia una sequenza di accensione delle cellule nervose. C’è un rilascio di sostanze chimiche che preparano il nostro corpo per la fuga o la lotta: l’adrenalina, la noradrenalina e il cortisolo vengono rilasciati nel flusso sanguigno. Queste cellule nervose attivate e il rilascio di sostanze chimiche causano nel nostro corpo una serie di cambiamenti molto evidenti.

Perché quindi abbiamo paura?

La nostra reazione di attacco o fuga esiste per proteggerci dalle famose tigri dai denti a sciabola. Che, presumibilmente 300 mila anni fa, minacciavano la sopravvivenza dell’uomo. A volte, quando l’incolumità fisica è minacciata, non c’è altra risposta migliore che questa.

Oggi le tigri dai denti a sciabola da temere sono altre.

Sono il traffico dell’ora di punta, quando manca una scadenza, quando accade che un assegno è scoperto o quando c’è una discussione con il nostro capo o col coniuge.

  • Aumenta la frequenza respiratoria
  • il sangue viene deviato lontano dal nostro apparato digerente e diretto nei muscoli e altre parti del corpo che richiedono energia supplementare per la corsa e la lotta
  • le pupille si dilatano
  • la consapevolezza si intensifica
  • la vista si acuisce
  • il battito cardiaco accelera
  • la percezione del dolore diminuisce
  • il sistema immunitario si attiva maggiormente
  • ci si prepara fisicamente e psicologicamente all’attacco o alla fuga
  • si controlla l’ambiente in cui ci si trova “alla ricerca del nemico”

In poche parole, quando il nostro sistema di attacco o fuga è attivato, tendiamo a percepire tutto l’ambiente come una possibile minaccia per la nostra sopravvivenza.

Il pensiero positivo: come ci aiuta?

Partiamo da un esperimento svolto negli anni scorsi, in cui sono stati presi 5 gruppi di persone, a cui:

  1. sono state mostrate immagini di gioia
  2. sono state mostrate immagini capaci di generare senso di contenimento
  3. gruppo di controllo, con immagini neutrali
  4. sono state mostrate immagini capaci di generare paura
  5. sono state mostrate immagini capaci di generare rabbia

Poi è stato chiesto a ciascun partecipante di immaginarsi in situazioni dove quei sentimenti vengono generati e di scrivere cosa avrebbero potuto fare:

  • i gruppi 4 e 5 hanno scritto le risposte più scarse e povere
  • i gruppi 1 e 2 hanno descritto un numero di azioni, opzioni quasi il doppio rispetto al gruppo neutro
  • il gruppo neutro ha descritto azioni e opzioni tra 3 e 4 volte il gruppo 4+5

La morale che se ne può trarre è che:

quando fai esperienze di gioia, amore e benessere, vedi più possibilità nella tua vita, nelle tue esperienze, e riesci a cavartela molto meglio nelle diverse situazioni

E poi? Non si riesce sempre a pensare positivo!

Ma quello è solo l’inizio. L’impatto davvero interessante del pensiero positivo avviene più tardi …

Un bambino che gioca fuori, dondolando sui rami e giocando con gli amici, sviluppa la capacità di muoversi atleticamente (abilità fisiche), la capacità di giocare con gli altri e comunicare con una squadra (abilità sociali) e la capacità di esplorare ed esaminare il mondo intorno (abilità creative).

In questo modo, le emozioni positive del gioco e della gioia spingono il bambino a sviluppare abilità utili e preziose nella vita di tutti i giorni.

Queste capacità durano molto più a lungo delle emozioni che le hanno iniziate. Anni dopo, il fondamento del movimento atletico potrebbe trasformarsi in un’escalation sportiva importante o le abilità comunicative potrebbero sbocciare in un’offerta di lavoro irresistibile.

La felicità che ha promosso l’esplorazione e la creazione di nuove competenze è finita da tempo, ma le abilità stesse continuano a vivere.

Conclusioni

La conclusione ognuno se l’è fatta da sé. La mia è che ogni esperienza ci porta arricchimento, e ogni esperienza ci capita per allenare parti di noi che ancora non conosciamo bene. Rivolgersi a queste esperienze con la gioia dell’apprendimento, è una gran cosa. Quindi:

tanto più riesci ad essere felice tanto più avrai successo, e tanto più riuscirai ad avere successo, tanto più sarai felice. L’importante è non confondere il successo con il possesso delle cose, ma con la consapevolezza di avere tutte le risorse per cavarsela nelle situazioni.

Alla tua felicità, al tuo successo!

 

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